lunedì, 23 novembre 2009

DADA E SURREALISTI

Una mostra da paura!!! Indimenticabile!!!!

Ithell Colquhoun, THE PINE FAMILY

Harry Carlsson, Le triomphe de l'amour

 

Paul Delvaux, Waiting for the liberation

 

Renè Magritte, Chateau des Pyrenees

Clovis Trouille Le religieuse

e.... per finire in bellezza....

LA 'GIOCONDA COI BAFFI' DI DUCHAMP, e...

LA CELEBERRIMA 'FONTANA'.

In aggiunta, ricordo anche il cortometraggio 'Un chien d'Anadalou' di Dalì e Bunuel, ricordato per la scena della lametta che squarcia l'occhio, credo la più splatter della storia del cinema...

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categoria:visioni
giovedì, 19 novembre 2009

GIUSTIZIA?

Bene, Battisti con tutta probabilità verrà  estradato. Sacrosanto, perché qui  'ideologie' e 'politica' c'entrano poco o nulla: qualcuno mi spieghi l'assassinio  di un macellaio che motivazioni ideologiche
può avere... Questo è scappato, s'è fatto la bella vita a Parigi protetto da una certa sinistra intellettuale francese sempre pronta ad accogliere a braccia aperte i terroristi italiani, è diventano uno
scrittore di successo, poi quando ha visto che si metteva male se l'è data in Brasile.
Certo, la reazione da curva alla Camera se la potevano pure risparmiare...
Adesso resta solo un interrogativo: quando Battisti tornerà in Italia, quanto carcere sconterà? Il mio dubbio, anzi il mio timore credo fondatissimo è che dopo averne fatto una questione di principio aver - e ribadisco del tutto giustamente - sollevato il polverone arrivando quasi a incrinare le relazioni col Brasile, una volta incarcerato scattiil classico 'riflesso condizionato buonista' tutto italiano, a dopo un paio d'anni di galera, al primo colpo di tosse Battisti venga rimandato a casuccia... La qual cosa sarebbe ridicola e paradossale, ma secondo me molto, ma molto probabile...

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categoria:società
mercoledì, 18 novembre 2009

STRANGERS IN PARADISE

L'ho già scritto altre volte, in genere qui parlo poco delle mie letture, non so perché poi. Poco tempo, forse, spesso poco da dire, a volte magari una certa sensazione di 'inadeguatezza' a esprimere certe sensazioni... forse la questione è che leggo parecchio, dovessi mettermi a scrivere un post ogni volta, non la finirei più, e allora tutto passa in cavalleria... che poi questo succede anche e soprattutto per i fumetti, il che non si si spiega, vista la mia passione fumettistica, boh. Comunque, stavolta ho un'ottima occasione per scrivere di fumetti, ieri sera ho letto l'ultimo numero dell'edizione italiana tascabile di "Strangers in paradise". Per chi non lo sapesse, è una serie di 90 numeri uscita negli U.S.A. dal 1993 al 2007, durata 90 numeri, scritta e disegnata da Terry Moore. Una serie che in breve tempo è diventata 'di culto', raccogliendo un seguito di affezionati. L'edizione italiana è stata abbastanza travagliata: la pubblicazione è cominciata in volumi cartonati e patinati, anche discretamente costosi. Poi c'è stata una lunga interruzione, poi ripresa, e affiancata da un'edizione tascabile, molto più accessibile, che è quella che ho seguito io. Quest'ultima si è composta di 26 numeri, usciti nel giro di 4 anni. Un'avventura terminata col numero 26, di recente uscita. E come avviene qualche volta, ci si affeziona talmente tanto ai personaggi che la conclusione della lettura lascia un pò l'amaro in bocca: una serie di relazioni amorose / amicali incrociate trai personaggi principali, Katchoo, Francine, David e altri comprimari, sovrapposta a una trama dal sapore thriller /spionistico... credo che se invece che nel 1993 la serie fosse uscita negli ultimi due - tre anni, sarebbe diventata immediatamente un serial televisivo, anche dal discreto successo (in effetti le voci di un adattamento per il piccolo schermo si susseguono da anni, senza trovare conferma). Il fatto è che Terry Moore ha reso i suoi personaggi veramente 'vivi' e credibili, ti ci ha fatto affezionare, ogni numero un misto di ironia e amarezza, tra un sacco di risate ed eventi tragici, un finale che sublima tutto questo, tra un lutto devastante e una conclusione apera all'ottimismo. E' stato bello seguirla, proprio come si segue una serie televisiva affezionandosi ai personaggi e alle loro vicende, curiosi di sapere come andrà a finire e quando tutto finisce un pò tristi perché dovremo abbandonarli. Sicuramente, una delle migliori serie mai lette (e di fumetti, fidatevi, ne ho letti parecchi...).

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categoria:letture
lunedì, 16 novembre 2009

L'UOMO CHE FISSA LE CAPRE

C'è un momento, a circa due terzi de "L'uomo che fissa le capre" in cui i due protagonisti, persi nel deserto, non alcuna idea su cosa fare o dove andare: è un'immagine più che mai significativa, perché trova il suo esatto parallelo nello svolgimento del film, proprio perché a quel punto l'esordiente Grant Heslov sembra non sapere più che fare del film, cosa fare dei propri personaggi e dove portarli. Il bandolo della matassa - a dire il vero nemmeno troppo ingarbugliata - viene poi risolto, anche abbastanza frettolosamente, con un finale tirato via e una postilla tutto sommato inutile e prevedibile. Un peccato, perché le premesse erano buone, e quanto promesso dal trailer viene inizialmente ottimamente mantenuto. I primi 30 - 40 minuti sono in effetti un susseguirsi di gag esilaranti (certo, siamo a poca distanza dalla classica 'torta in faccia' e i fratelli Zucker stanno lì dietro l'angolo), utilizzate per disegnare la storia del giornalista Ewan Mc Gregor, che andato in Iraq alla ricerca della fama si imbatte in George Clooney, agente che fa capo a una fantomatica sezione di 'soldati psichici', la storia della quale ci viene raccontata attraverso una serie di flashback, la parte più godibile del film. Il problema è che poi ci si aspetta che 'sta serie di trovate sfoci in una 'storia', che però non arriva mai: insomma quando è il momento di passare dalle gag alla narrativa, Heslov a dirla tutta fallisce miseramente e il film rimane un'opera del tutto incompiuta. Il film alla fine lo salvano le interpretazioni: Clooney, Jeff Bridges, Kevin Spacey (che da anni non azzecca un film) su tutti, ma anche Ewan McGregor si conferma attore di un certo spessore danno un contributo essenziale al film, sul quale con altri attori ben maggiore sarebbe stato il peso della limitatezza narrativa. Limite probabilmente non casuale, se si pensa che Heslov è stato sceneggiatore di "Good night and good luck", altro film ben poco 'narrativo'. Si ride indubbiamente di gusto, per l'ennesima presa in giro della grettezza del mondo militare, e ancora di più rideranno gli appassionati di fumetti per la riproposizione di certi luoghi comuni supereroistici. Le abbondati risate garantiscono al film un'ampia sufficienza, ma nulla di più.

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categoria:visioni
lunedì, 09 novembre 2009

NON POSSO ESIMERMI...

... dal dedicare due righe alla vittoria delle ragazze del tennis nella Fed Cup, l'equivalente femminile della Coppa Davis. Il successo bissa quello di tre anni fa, e conferma il livello raggiunto dalle nostre tenniste: con 7 giocatrici tra le prime 100 del mondo siamo seconde solo alla Russia, mentre quest'anno Flavia Pennetta è riuscita finalmente a entrare tra le prime 10 del mondo. Certo, abbiamo giocato contro una Nazionale americana priva della Williams e quindi al 10 - 20 per cento delle proprie potenzialità, ma come si dice in questi casi, ad avere torto sono gli assenti...

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categoria:sport
lunedì, 09 novembre 2009

VENTI ANNI FA

In questi giorni di festeggiamenti e commemorazioni, mi ritrovo a pensare dove fossi venti anni fa, e che ricordo abbia di quegli avvenimenti. Nel 1989 avevo quindici anni, ero al secondo anno delle superiori, V Ginnasio... sembra una vita fa, in effetti... tanto che a pensarci i ricordi sono abbastanza sbiaditi, più che altro si tratta di impressioni: come tutti ricordo queste immagini dei tedeschi che varcavano in massa il confine, scavalcavano il 'Muro', o lo prendevano a picconate. Si respirava un'aria da evento storico, naturalmente, ma col senno di poi ho come l'impressione che all'epoca fossi troppo piccolo, non ne comprendessi fino in fondo tutte le implicazioni. L'idea di base è che al di là del muro, nell'est europa, c'era una situazione molto diversa da quella di 'casa nostra', dove le persone non avevano la libertà e vivevano sotto dittatura. Poi improvvisamente qualcosa si cominciò a muovere: ricordo che un paio di anni prima presi un bel voto in un tema di italiano dove commentavo Reagan e Gorbaciov che firmavano il trattato per mettere fine alla corsa agli armamenti. Di quegli anni ho un ricordo molto vivivo anche della visita di Gorbaciov in Italia: ho quest'immagine di me in soggiorno che faccio i compiti con in sottofondo la televisione che trasmetteva le immagini della visita del 'capo dell'URSS'. Ecco, lì devo dire che ci capico qualcosa di più, perché improvvisamente dopo aver visto da piccolo la faccia di pietra di Breznev, e dopo quegli altri due, Andropov e Cernenko, che erano morti in breve tempo, improvvisamente era uscito fuori 'sto tipo con la faccia paffuta e il volto sorridente che tutto sembrava tranne un leader dei 'comunisti'. E insomma, poi tutto quello culminò con la caduta del Muro e le fiumane di gente che andavano all'ovest a vedere com'era... che poi è un processo che dura ancora oggi, con gli europei dell'est che continuano a venire qui da noi, stavolta senza dover scappare, ma fuggendo ugualmente da situazioni che a volte non sembrano così mutate, nonostante siano passati 20 anni. E insomma, vent'anni: mi guardo alle spalle e dico: già 20?!?!

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categoria:brainstorming, società
lunedì, 09 novembre 2009

CAPITALISM: A LOVE STORY

Dopo averci raccontato gli Stati Uniti delle armi vendute come pagnotte al supermercato, l'America del dopo 11/9 e della (presunta) 'Guerra al terrorismo' di George W. Bush, e gli U.S.A. del 'se sei malato e c'hai soldi bene, sennò crepa per strada', Michael Moore ci regala un altro ritratto della (decadente) prima potenza mondiale nel dopo 'crisi dei subprime'. E' il classico documentario di Michael Moore, c'è più o meno tutto quello cui lui ci ha abituato: si prendono le mosse da una 'storia minima', per compiere un 'giro di orizzonte' sugli avvenimenti - con tanto di excursus storico - e tornare poi a quella stessa vicenda, affiancandone poi altre e parallelamente parlando dei 'massimi sistemi', mescolando l'uomo 'della strada' ai politici e alle 'alte sfere' di Wall Street. Il principio di fondo illustrato da Moore è semplice: il tanto sbandierato capitalismo ha funzionato portando benessere negli USA dal secondo dopoguerra per i successivi trent'anni perché le imprese americane non avevano concorrenti; le cose si sono poi complicate, e il capitalismo ha mostrato la sua faccia peggiore, fatta dei pochi che si arricchiscono a danno dei molti, in spregio peraltro di qualsiasi regolamento, fino ad ignorare i principi su cui si fonda la Costituzione americana. Per Moore il capitalismo è il Male, capace di generare mostri come i famosi 'subprime', dei quali nemmeno manager strapagati e professori di Harvard riescono a spiegare il reale funzionamento. La speranza naturalmente è rappresentata (con qualche dubbio) da Obama per il quale basta la definizione di 'socialista' datane da alcuni per fargli rappresentare una 'nuova era'. Moore dice tutto questo coi suoi modi consueti, affidandosi più che in altre occasione alla voce fuori campo, alla lunga con una certa pesantezza di fondo, in un documentario meno serrato, più 'meditato', verrebbe da dire, nel quale si ride di gusto meno di altre volte e a prendere più spazio è una certa amarezza. Insomma, è sempre Michael Moore, ma si ha l'impressione che sia un Michael Moore più riflessivo, disincantato, meno propenso all'irrisione e alla facile risata.

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categoria:visioni
venerdì, 06 novembre 2009

QUATTRO

E così - ieri - il 'sto blog ha compiuto 4 anni. Quando l'ho aperto avevo ancora la linea a 56k. Poi è arrivata l'ADSL... ancora però non sono arrivato al punto di postare dal cellulare, anche se prima o poi arriverà anche quel momento. Quattro anni nel corso dei quali nella mia vita quotidiana poco o nulla è cambiato: alti e bassi, mentre intorno vedo il mondo muoversi, ma quello del 'tutto intorno si muove e io resto fermo' è discorso che ho fatto altre volte, preferisco evitare. E' arrivato Facebook, e come successo in tanti altri casi, anche questo blog ne ha in parte risentito, anche se continuo a usarlo per lunghe considerazioni, cosa che su FB è poco possibile. Molti dei blog che ho cominciato a seguire quando ho aperto il mio hanno chiuso: la maggior parte, a occhio e croce, la quasi totalità. Chiusi per mancanza di cose da dire, di tempo, o ultimamente spazzati via dalla fissazione dei social network, che lo ammetto, ti prendono parecchio. Io sono ancora qui, continuo a scrivere: abbiamo fatto quattro, facciamo cinque, magari, e vediamo quanto reggo. Di cose da dire credo che non me ne mancheranno mai, né la voglia di scrivere, quindi questo blog potrebbe andare avanti in eterno... però magari potrei stufarmi, o potrebbe venirmi meno il tempo, oppure Splinder potrebbe finire male (speriamo di no). Io intanto sono qui,  e continuo a scribbacchiare...

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categoria:brainstorming
mercoledì, 04 novembre 2009

D.C.D.P.?

Ovvero: Di Che Dovrei Parlare? Gli argomenti in questi giorni non mancano, manca la voglia di scriverne, perché in fondo ho l'impressione che non riuscirei ad aggiungere, a dire molto di più di quanto già detto da altri.

MORTI IN CARCERE

Su tutto, c'è la vicenda allucinante di Stefano Cucchi. Ancora una volta ci ritroviamo di fronte a una morte assurda avvenuta in carcere, del quale ci si dovrà dare conto, ma che poi finirà nel dimenticatoio. Ieri alle "Iene" hanno parlato di un caso analogo, che sui giornali manco c'è finito, del quale si è occupato solo Grillo. Non si può morire in carcere, dico tra parentesi che anche andarci per 20 grammi di 'roba' mi pare abbastanza assurdo, ma le leggi sono queste. Di tutta la vicenda, oltre alla morte, ovviamente, mi ha fatto impressione il modo freddo, burocratico e sostanzialmente menefreghista col quale è stata trattata la famiglia (con molti punti di somiglianza, tra l'altro, con quello presentato dalle "Iene"): insomma questi non vedono il  figlio per una settimana, senza nulla o quasi sapere, e poi si sentono telefonare con la richiesta di nominare un perito per l'autopsia... io non so, vi rendete conto? Mi sono messo nei panni di quella famiglia, è un'esperienza allucinante, manco Kafka... D'accordo, l'Italia è un Paese 'burocratico' (e forse per questo tante leggi vengono scritte e poi ignorate), ma a tutto c'è un limite. Nemmeno la visita di un ufficiale a casa, nemmeno 'sto sforzo (quando avrebbero dovuto dare un appoggio psicologico), niente di tutto questo: una telefonata, e basta... Allucinante e avvilente, bella giustizia: la stessa che ha puntualmente ignorato le condizioni della brigatista Blefari Melazzi lasciando che arrivasse al suicidio... certo poi il problema della Giustizia in Italia sembra essere solo quello del Lodo Alfano, del CSM, delle Toghe 'rosse', tutta robba che riguarda pochi, il cittadino comune (in questo caso anche quello che ha trasgredito le leggi) completamente ignorato.

CROCIFISSI

Poi c'è stata la questione del crocifisso, e giù polemiche. Certo, non si può negare che sia una tradizione, certo è un elemento talmente 'abituale' che a volte non ci si fanno problemi a farne oggetto di scherno (ai miei tempi qualcuno aveva messo un giocatore del Subbuteo in equilibrio sul crocifisso, oggi i tempi sono cambiati, e in passato vennero messi in Rete video con 'balsfemie' ben peggiori). Certo, c'è il problema dei simboli religiosi, e d'altra parte il crocifisso in classe è una tradizione.Certo forse a fianco del crocifisso ci vorrebbe un simbolo dello Stato, come la foto del Presidente della Repubblica, o la Bandiera, ma questo non avviene. Certo il crocifisso non fa male a nessuno, ma è anche vero che un genitore laico o di altra confessione può avere qualche ragione opponendosi. Del resto l'Italia non è uno Stato confessionale, ma tutti sappiamo quale sia il preso della religione qui da noi, in ogni ambito della società. Certo è che un pò di laicità in più non sarebbe male in Italia, ma non so se quella di levare il crocifisso sia la strada più giusta, e a vedere quanti hanno lanciato dichiarazioni stizzite, resta l'impressione che in Italia i politici siano ancora troppo tentati dal voler ringraziarsi le 'gerarchie'. Certo l'Italia è un Paese a tradizione cattolica, al "Grande Fratello" può essere mostrata più o meno qualsiasi sconcezza, ma se uno bestemmia viene cacciato fuori col marchio dell'infamia. Poi basta andare in uno stadio o in mezzo al traffico, e bestemmie come se piovesse. Insomma, la questione ha tanti risvolti, ma al fondo c'è il problema, tutto italiano, dell'avere sul proprio territorio il centro della cristianità, il che comporta questioni storico-socio-politiche che non si ripetono in nessun altro Stato del mondo. L'impressione è che non se ne uscirà mai...

INFLUENZA

Infine: l'influenza. La televisione fa la conta dei morti (cosa mai avvenuta per l'influenza normale, che fa ben altro numero di vittime, dirette o soprattutto indirette); poi appare il sottosegretario (manco Ministro, che chi sta al Governo ha pensato che il Ministero della Salute fosse inutile) che dice 'va tutto bene': solo che con quella faccia e quell'espressione da becchino, non ci crede nessuno. Intanto l'impressione è di grande caos, perché -come al solito in Italia - si dice: tutto sotto controllo, e poi quando arriva il casino si è impreparati. L'ultima è quella dei vaccini distribuiti 'ad minchiam'. A casa mia siamo stati tutti influenzati, il mese scorso: non so se si trattasse della AH1N1; io sono stato male tre giorni, i miei (anziani) cinque o sei, poi siamo guariti. Esattamente come la stragrande maggioranza dei colpiti dal virus, e allora? E allora il problema sta all'origine, quando st'influenza è stata presentata come qualcosa di singolare ma, dopo tutto, così non era. E intanto l'informazione è schizofrenica, i politici (ma non è una novità) incapaci, e la gente va in paranoia.

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categoria:società
martedì, 03 novembre 2009

LA PLAYLIST DI OTTOBRE

Looking out my back door      Solomon Burke
Into another world       John's Revolution
Just like a rolling moss      Mac Shau
The ballad of the bitter end       Ofeliadorme
Watch me burn                 Absinthe
Rivoglio il mio futuro        Tempesta
M4A1                          The Gatling Fire Power
Wynona                        Korova MilkBar
Underground 'n'roll           Devastator
Stronzo                       Kitsch
40 day dream         Edward Sharpe & The Magnetic Zeros
Hocus Pocus                   Jamie T
Get Down                      Soma
Standby me (Belfast '79)    Paco Volume
Morning light                        Girls
Nothing to do with you        Emilie Simon
Dirty Night clowns               Chris Garneau
Nahkahnie                            Le Loup
Crise                                     M
Gli impermeabili                 Paolo Conte
Violin Concerto - II movimento:
                               Allegro - Adagio         Berg

 

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categoria:musica